
Acireale, donato alla Città il ritratto della prof. Pinella Musmeci
RECENSIONI ED EVENTI
INTERVISTA DI MARIA CRISTINA TORRISI
FOTO PER NUOVE EDIZIONI BOHEMIEN
(sopra riproponiamo l’articolo del prof. Antonino Leotta)

Prof.ssa Pinella Musmeci
1 – Giusi, ti chiedo – non come figlia ma come persona che è stata testimone vicina della vita di tua madre – come descriveresti la sua figura?
Se volessi adoperare tre aggettivi per descriverla, direi entusiasta, infaticabile, operosa. La perseveranza è stata una sua grande qualità. Ripenso spesso a tutte le cose di cui si occupava egregiamente: per prima l’essere madre e moglie, poi l’insegnamento, la scrittura, le associazioni culturali, il giornalismo, le critiche ai nuovi libri che le venivano proposti, l’attività divulgativa tramite le conferenze, la cura delle piante e dei suoi animali, infine le letture sia per studio che per diletto, per il puro piacere di leggere…; le sue giornate sembravano essere senza fine.
Ci siamo chiesti tante volte: ma come fa a fare tutte queste cose?
Il segreto, ci diceva, era riuscire a fare molte cose in contemporanea -non lo faceva volutamente, era una sua abitudine da sempre- e tenere a portata di mano foglietti nei quali appuntava ciò che le veniva in mente per poi riprenderlo in un altro momento. I suoi appunti estemporanei, talvolta estremamente sintetici, altre volte molto dettagliati, scritti sui fogli più disparati e anche di piccolissime dimensioni, erano anche illustrati da disegni e schemi, che rendevano più efficace la descrizione dei concetti espressi.
La sua vita è stata una manifestazione della voglia instancabile di “costruire”. Nullo die sine linea, motto latino che ricordo sulle sue labbra fin da quando ero piccolissima: nessun giorno senza un segno, ogni giorno fai qualcosa che lasci una traccia – ha sempre detto,- che così si costruiscono le grandi cose, un po’ alla volta.
Era una personale generosa nel suo darsi a coloro che la cercavano per chiedere consiglio. Non si poneva su un piedistallo pensando di aver raggiunto una posizione. Si è ritenuta sempre una persona in cammino e mai arrivata.
2 – Quanto ha dato Pinella alla Sua Città?
Potrei dire che ha dato tanto ma in realtà so che, per il suo metro di persona sempre attiva, pensava di non aver dato abbastanza e desiderava dare ancora tanto altro. Pinella Musmeci ha dimostrato per decenni una costante, quotidiana, appassionata dedizione ad Acireale –naturalmente anche al resto del territorio siciliano- ma ad Acireale in particolare, manifestatasi nella sua azione di animatrice culturale, ricercatrice, docente. E’ stata un punto di riferimento nel territorio per coloro che, pur non inseriti nel circuito accademico, si interessavano di tematiche culturali. Tante persone si sono avvalse delle sue “consulenze”, per usare un termine tecnico; io direi che ha dato risposte a tante sane curiosità e con la sua attività di animatrice culturale ha suscitato interessi dai quali poi spesso è scaturito l’impegno di altri nei confronti della città, sia nel campo della ricerca che in quello associazionistico e sociale.
Nel corso della sua attività ha subìto anche alcune forti delusioni: talvolta si è sentita tradita da coloro che non riconoscevano la primogenitura delle sue intuizioni ed idee ed egoisticamente se ne appropriavano spacciandole per proprie. Per lei, che ha sempre creduto nella lealtà, nell’onestà mentale e nel riconoscimento della dignità del lavoro intellettuale, quelli sono stati dei veri e propri tradimenti.
Come docente ha dato tantissimo perché la sua attività, dopo i primi anni di insegnamento fuori Acireale, si è sempre svolta presso istituti superiori acesi per i quali è divenuta una colonna portante. Credeva fortemente che l’esempio innanzi tutto potesse veicolare i valori, quindi le conoscenze, in un rapporto di mimesi non come sterile imitazione ma come identificazione ispirava gli altri alla partecipazione attiva e consapevole: Kalòs Kai Agathòs, il bello e il buono, suoi valori per eccellenza.
Noi tre figli, Enzo, Mario ed io, siamo stati testimoni del suo rapporto di “cura” nei confronti degli studenti: nostra madre ha saputo essere maestra – magister– nei confronti dei ragazzi che la sorte, nella scuola e fuori dalla scuola, le ha fatto incontrare riuscendo a dare loro occhi per vedere il bello che ci circonda.
Memorabili le sue lezioni di letteratura, in particolare quelle dantesche –poi realizzate anche per il pubblico-: padre Dante, un suo grande amore, un amico e davvero un padre; insieme ad altri classici della letteratura italiana: Leopardi, Quasimodo e, aggiungo, il nostro conterraneo e contemporaneo Mario Gori che lei ebbe modo di conoscere personalmente, di esserne amica e collaboratrice. Per lei sono stati una presenza vicina e riusciva sempre a renderli vivi con il suo ardore.
In alcuni momenti dell’anno scolastico a casa nostra si svolgevano lezioni extra – ce lo ha raccontato con un toccante ricordo una sua ex alunna e poi anche amica, la dott.ssa Anna Maria Patanè, durante la recente cerimonia di consegna del ritratto al Centro Culturale “Prof.ssa Pinella Musmeci”-: il nostro salone di casa era pieno dei suoi studenti dove si alternavano le voci dei ragazzi a momenti di ascolto assolutamente concentrato quando la professoressa faceva vivere i grandi della letteratura recitando o commentando le loro opere. Non mancava mai l’intermezzo conviviale che nel periodo estivo era a base di gelato o di orzata fresca.

La scrittrice e la sua gatta
3 – Vuoi ricordarla con un suo particolare aneddoto?
Si. Il suo amore per Acireale è stato pieno di passione come quello di un’innamorata ma era anche razionale perché sapeva sempre rispondere dando motivazioni al perché questa città meritava di essere amata: per le sue bellezze, per il particolare luogo in cui sorge, il luogo del mito di Polifemo, Aci e Galatea – tra la nostra Etna e il nostro mare Jonio-, per la sua Storia, per le sue tradizioni uniche, una per tutte il Carnevale (nei racconti di ambientazione acese de L’orma del diavolo ha dedicato un racconto alle storie del Carnevale d’annata).
Ricordo che non perdeva occasione di far visitare orgogliosa la città agli amici che venivano a trovarla. Nel periodo degli esami di Stato, che duravano anche 20/25 giorni tra la fine di Giugno e Luglio, le capitava inevitabilmente di stringere rapporti di amicizia con i commissari esterni -veneti, piemontesi, lombardi- con i quali, durante la settimana, era impegnata negli esami. Il tempo libero dal lavoro, alcuni pomeriggi, il sabato e la domenica, li dedicava – e noi familiari insieme a lei- a “girare” per Acireale e non solo, mai stanca di far scoprire ad altri i luoghi belli del nostro territorio. Ed ogni visita era diversa dalle innumerevoli altre già fatte in occasioni diverse perché diversi erano gli occhi degli amici che le facevano compagnia.
Vorrei ricordare anche un piccolissimo ma significativo episodio che testimonia della sua attenzione verso i dettagli e i piccoli progetti: alcuni anni fa fu contattata, tramite l’allora assessore ai Servizi Sociali, dott.ssa Margherita Matalone, da una docente acese, la maestra Rita Fichera che insegnava presso una scuola di Acireale. Questa maestra si occupava di un ragazzino che, come si dice oggi, aveva esigenze educative speciali, e chiese aiuto a mia mamma per coinvolgere il bambino in un percorso personalizzato alla scoperta della nostra città. Così mia mamma elaborò delle lezioni-incontri speciali, assolutamente individuali, nei quali la città prese vita e divenne cosa tangibile per un bambino che aveva bisogno di stimoli, certamente non solo di tipo culturale ma soprattutto di tipo personale. L’effetto fu raggiunto in pieno e poco dopo la conclusione del progetto il ragazzino scrisse un biglietto a mia mamma per ringraziarla. Ecco, anche queste, oltre a quelle di tipo culturale ed accademico, sono le piccole grandi gratificazioni della quale si è nutrita e che le davano forza.

Con amici di famiglia
4 – Cosa amava “più fare” del suo essere “poliedrico”?
Amava unire varie attività, anche quelle legate al sociale. Voglio ricordare un’esperienza, organizzata con i Servizi Sociali di Acireale sempre con l’allora assessore Matalone e la collaborazione della dott.ssa Carmela Borzì – con le quali è nata una bella e profonda amicizia e che portano avanti anche a livello personale, insieme ad alcune scuole, progetti culturali e sociali che vanno avanti nel nome dell’impegno di mia mamma. L’esperienza a cui mi riferisco, e della quale lei è stata particolarmente orgogliosa, fu la realizzazione di un corso da lei ideato e dedicato alla riscoperta del ricamo e dell’intaglio, attività muliebri che negli ultimi decenni sono state pressoché dimenticate. Partendo dai ricordi delle nonne che insegnavano alle giovani queste delicate arti, ha voluto offrire ad un gruppo di signore di varie età l’opportunità di incontrarsi e, con la guida di due maestre esperte da lei contattate, imparare a ricamare. Il valore aggiunto di questa esperienza, ha sempre detto mia madre, è stato quello di offrire a queste signore, casalinghe e madri di famiglia, la possibilità di entrare nel mondo: di “andare a scuola” da grandi, di fare gruppo, di aprirsi dunque alla società e soprattutto di credere in se stesse al di là della famiglia, in una sola espressione una possibilità di grande e ulteriore crescita personale.
Pinella è stata sempre una paladina dell’autorealizzazione delle donne; volutamente non dico dei diritti delle donne perché diverse volte ho sentito dirle che il peggior nemico delle donne sono state -nel tempo presente- le donne stesse, spesso non solidali tra loro e di frequente pronte a demolire e criticare fin troppo spietatamente e distruttiva l’azione delle altre. La collaborazione tra donne, ha sempre detto, portava a grandi cose e voglio ricordare anche quella con un altro assessore donna di Acireale, Nives Leonardi, con la quale sono state realizzate, anche con le scuole, moltissime iniziative legate alla promozione della cultura e della storia della Città. Questa proficua comunione di intenti continua anche adesso: anche l’attuale assessore ai Servizi Sociali della Città, la dott.ssa Palmina Fraschilla, si è spesa -pur non avendola mai conosciuta personalmente- con lo stesso entusiasmo che nostra mamma metteva nella sua attività e ha accolto con entusiasmo, insieme al sindaco Stefano Alì la nostra volontà di animare il Centro Culturale attraverso la donazione di oggetti e libri a lei appartenuti.
Mi rendo conto adesso che ricordando la vita e l’attività di mia madre ho nominato soprattutto donne. Non posso a questo punto non nominare mio padre, Luigi Benintende, che è stato per lei un compagno formidabile: uomo di immensa cultura e di una sensibilità non comune che gli ha consentito di affiancare e sostenere mia madre lungo tutta una vita di cammino personale e familiare favorendo le giuste condizioni affinché lei potesse esprimersi e avere tempo per sé. Pinella gli ha dedicato il suo libro autobiografico Vita di una donna assolutamente normale con un uomo praticamente perfetto dove, unendo drammaticità ed ironia, ha raccontato più o meno fedelmente episodi legati alla sua vita personale.

Durante un incontro culturale
5 – Quale sua opera senti più vicina al tuo animo?
Ricordo la grande emozione di mia madre ogni qual volta un libro stava per essere dato alle stampe. Per me il passaggio dal manoscritto alla stampa costituiva una trasformazione di forma poiché noi in famiglia in qualche modo eravamo già a conoscenza, anche in modo profondo, dell’opera.
Sono diverse le opere alle quali io mi sento molto legata.
Un legame particolare di certo ce l’ho con Antiheroides, dedicata a cinque figure femminili poco conosciute o misconosciute, un lavoro molto originale che unisce ricerca storica, introspezione psicologica e poesia. Mi fanno palpitare i versi dedicati da mia madre a Simone Weil in Canto per Simone: in un dialogo muto la madre della filosofa si rivolge mentalmente alla propria figlia da poco venuta a mancare con l’intensità di una persona preoccupata per la sorte dell’oggetto del suo amore, in questo caso la figlia.
Mi emoziona sempre riscontrare come Pinella Musmeci, attraverso la ricostruzione storica e il racconto biografico, sia riuscita a dare voce a chi voce non aveva in quel particolare percorso di riscoperta della memoria compiuto attraverso pazienti ricerche d’archivio, letture dei documenti e con la parallela estrapolazione dei possibili pensieri e moti d’animo dei personaggi.
Riporto qui alcune sue parole da: Vita di una donna assolutamente normale con un uomo praticamente perfetto : “Per parlare di me prenderò tre punti di riferimento essenziali della mia vita: la voglia di essere felice, la capacità di sognare, la volontà di fare qualcosa di bello. Tutti ideali apparentemente astratti, ma che, invece, trovano un punto di contatto nella esperienza del reale.“
Complessivamente potrei dire che con tutta la sua opera, di docente, di animatrice culturale, di ricercatrice, ha fatto in qualche modo da medium creando un ponte tra mondi e persone lontane e i contemporanei e, come recita la targa che accompagna il suo ritratto al “Centro Culturale Prof.ssa Pinella Musmeci“, “é riuscita ad essere un ponte attraverso lo spazio ed il tempo mettendo in comunicazione mondi culturali con quelli quotidianamente prosaici”.
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