A cura di Maria Pia Basso
Le domande sono sempre le stesse: “Ho fatto bene con mio figlio?” “Dove ho sbagliato?” “ Non gli ho mai fatto mancare nulla: perché è sempre insoddisfatto?”
Dimentichiamo, anche per eccesso di amore, che un figlio è un’identità a parte e, come tale, dotata di sentimenti, sensazioni e desideri necessariamente unici. Chi è a noi estraneo, gode di una irripetibilità soggettiva che lo rende totalmente differente da chiunque altro. Siamo propensi a identificare l’altro con noi, inglobandolo in schemi mentali riconducibili solo alla nostra persona.


Quanti sono disposti a dialogare con i propri figli facendo emergere i loro dubbi? E quanti, invece, giocano al bravo indovino, anteponendo se stessi e le proprie percezioni alle effettive ambizioni dei propri figli? Lasciarli davanti al pc o giochini interattivi non migliora di certo la necessità di un confronto. Perché solo grazie ad esso, inoltrandosi in un sentiero anche ricco di asperità, si può riuscire a trovare il bandolo della matassa. Tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati: anche i nostri figli!
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