
LE ODI
A cura di Ludovico Anastasi
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Mi accoro nell’ illusione della complicità delle stelle preludendo il ventaglio delle emozioni che vivo. Di Chopin ho ascoltato un brano divino. L’ amore non ha un perfetto suo piano a ricamo nello stesso tessuto di due cuori di cui uno esclude l’ altro. Non esiste il concerto unico e raro. Non esiste più il naviglio da me secoli fa ideato a progetto di un viaggio con la dea dal sussurrato saggio consiglio di lasciar perdere il sussurro del vano ti amo.
8 novembre 2024
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Eludo il disagio persistente e amaro al cuore contrario. Il contenuto non è condiviso. Il fiore appassito allontana da sé lo zigzagare delle farfalle in volo. Ordunque, se tanto mi dà tanto, preferisco appassire amando me stesso. Che finale da botto!!!
8 novembre 2024
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E ancora piove per altro giorno ancora. Mi sia di gioia allora il contemplare alla finestra colei che disseta cuore e anima. Mi rivedo bambino con addosso il mantello di plastica saltando da pozzanghera in pozzanghera e la chimera di una esistenza altra.
8 novembre 2024
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Sono abituato agli scenari del gioco notturno. Mi è naturale l’ amare. Che non si mandi in onda una fiction drammatica, melensa, mielosa. Non ci appartiene la farsa. Ti dono parte della mia bontà creativa per afforzare la tua perspicacia. Che non ci sia lotta tra la Musa e il poeta.
9 novembre 2024
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È stato ben pennellato da un dio ingrigito il nuvolo che da giorni domina il cielo. Mi e’ empatico. Ci assomigliamo.
9 novembre 2024
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E mi pesa l’ improduttivo che sono diventato in poesia di decadenza. C’è un frammento di spina conficcato nel fianco e nella testa una spia vocata al controllo dell’ entusiasta mia voglia quando troppo si esalta e s’invola per eterei spazi e sconforta perdendo, in calma e dolcezza, la via del ritorno nel guscio ospitante la spaesata sua anima.
9 novembre 2024
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E al dunque del Rigor Mortis non è il misericordioso nulla che mi spaventa ma l’ indicibile oscenità della sopravvivenza di un’ anima a me stesso sconosciuta.
9 novembre 2024
E se piove ad oltranza anche nell’ Estate di San Martino a me fa gioia piena perché così allontano il gravame confliggente tra ciò che della vita anelo e il piano di un dio per tanti infinitamente buono e saggio mentre da lui io scappo a difesa di quel libero arbitrio che a larghe mani da lui mi venne dato.
11 novembre 2024
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Forse già stanca questo ingrigito cielo e la sua pioggia. Si approssima l’ inverno e la sgomenta voce del gelo che tutto ghiaccia. Penso alla conca di nonna Carmela che io chiamavo mamma con la brace dentro per riscaldar la casa.
12 novembre 2024
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Si, ne ho perso di amici lungo la strada cosiddetta maestra. Strada che scotta nonostante il freddo dell’ inverno che lentamente si approssima penetrando nel fondo il guscio dell’ anima. Amara si spezza la voce ribelle con sdegno puntata contro i congiurati seduti al tavolo della sciagura. Volare basso le resta carezzando languidi fiumi e alberi e foglie cadute per un mesto ritorno a casa senza professare altro credo, altra levata di scudi.
14 novembre 2024
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E si sta nell’ attesa di una preghiera feconda a guarigione dell’ anima. Da tempo ho obliato come si prega. L’ oblio di un dio che mi pesa e m’ avanza nella coscienza di essergli estraneo. E non so davvero perché lo perdo dalla memoria dopo averlo infinitamente pregato. Deve esserci un disavanzo nel bilancio della mia vita. Lui eterno ed io mezzo nanosecondo polverizzato. Perdonatemi, sono ripetitivo poeta essenziale a se stesso. La mezza virgola che lagna e si accomoda dentro un poema.
15 novembre 2024
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Ho raggiunto l’ autentica follia nel discrimine di questa storia. II diamoci un taglio è la noia assoluta e nascosta nella rubiconda nottata. Oh floridezza di luna rossa immaginata. Il mestierare di fantasia. Parole vuote dentro un sacco portato a spalla.
16 novembre 2024
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